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Fortezza di
Portofino - Castello Brown
La posizione elevata di questo sito che controlla
l'ingresso alla insenatura ha sempre condizionato il suo
utilizzo a scopi militari: saggi di scavo hanno permesso di
rinvenire tracce di una preesistente torre romana databile fra
il II-III secolo d.C..
Si ipotizza una ricostruzione intorno all'anno mille, ma le
prime notizie risalgono al periodo compreso fra il 1425 e il
1430 quando, come dichiara un documento conservato
all'Archivio di Stato, il fortilizio consisteva in una
piattaforma orientata verso il porto e da una torre ellittica
che poteva ospitare tre-quattro persone e che conteneva una
cisterna.
Nell'ambito della politica di consolidamento dello Stato
territoriale, la Repubblica incarica l'ingegnere milanese
Giovanni
Maria Olgiati di rivedere le opere di difesa; fra il
1554 e il 1557 il castello viene ampliato verso il porto e
munito di garitte. L'aumento dei volumi interni permette anche
di garantire una maggior presenza di armati nella fortezza.
Altri lavori di ampliamento si ebbero nel 1664 e fra il
1725-1728; Napoleone provvide a rafforzarne gli armamenti e
questo è l'ultimo potenziamento della poderosa struttura
difensiva, smilitarizzata nel 1867.
Acquistata nel 1870 dal console inglese a Genova sir. Montague
Yeats Brown, fu restaurata dall'arch. D'Andrade, noto per i
suoi metodi "restitutivi" che produssero trasformazioni negli
interni, arricchiti spesso di elementi estranei, secondo la
moda del collezionismo colto e raffinato di quegli anni.
Ultimo proprietario fu l'inglese John Baber che raccolse
alcune notizie storiche; dal 1961 la fortezza è proprietà del
Comune che spesso lo utilizza per esposizioni.
Visita
Il Castello è circondato da un giardino mediterraneo ricco
di fiori, roseti e pergolati; tutto intorno il panorama è
incantevole, aprendosi sul golfo fino a punta Baffe e, dal
terrazzo presso l'ingresso, su Portofino e sul mare, ben oltre
l'istmo che congiunge la penisola alla terraferma.
Le pareti dell'edificio sono arricchite da numerosi
bassorilievi e arredi architettonici in marmo o in ardesia,
seguendo i dettami della moda revivalistica che prescriveva di
collocare sparsi sui muri reperti scultorei provenienti da
ritrovamenti fortuiti o da demolizioni e accuratamente
collezionati.
Già all'ingresso si osserva il primo architrave d'ardesia;
quindi, nella scala d'accesso, alcuni cancelli e ringhiere in
ferro battuto rimandano a una tradizione artigianale
sopravvissuta a Portofino fino a qualche lustro fa.
Nella prima sala, divisa in due da qualche gradino, vi sono
alcuni mobili che si presumono originali e numerosi arredi
architettonici infissi ai muri; nella parete di fronte,
alleggerita da finestrine in stile gotico, la porta conduce al
terrazzo dove erano allogate le artiglierie e che è stato
trasformato in un bellissimo giardino già dal console Brown.
Da qui si comprende pienamente il grande valore strategico di
questa fortezza: tutta Portofino è visibile, senza zone
d'ombra, dal cimitero all'insenatura dominata dall'albergo
Splendido.
Il sistema difensivo era inoltre completato dal castello di
Paraggi (Santa Margherita) e da un castelletto e da una torre
poste sulle altre due colline che caratterizzano il profilo
del Promontorio. Una piacevole sosta qui è d'obbligo.
Tornati nella sala, si sale al piano superiore attraverso una
scala ricoperta da "laggioni". L'uso delle maioliche per
rivestire le pareti era diffuso in Liguria, importato
sicuramente da altre aree del Mediterraneo, in particolare dal
mondo arabo; esempi simili sono ancora riscontrabili in alcuni
palazzi privati genovesi e si possono vedere ancora nella
terza cappella della navata di destra della chiesa genovese di
Santa Maria di Castello. Questi esempi, indubbiamente noti
agli architetti, hanno suggerito l'insediamento di queste
piastrelle seicentesche provenienti da Albisola nella scala
del nostro castello, sulla cui parete laterale è anche
possibile osservare una riproduzione di un sovrapporta con un
Presepe, copia della Adorazione dei Magi attribuita ai Gagini
(XV sec.) che si trova a Genova in via Orefici 47r.
Il vano scale continua il suo omaggio all'arte medievale con
una copertura in legno a cassettoni, nelle cui formelle sono
dipinte immagini di santi, martiri e regnanti.
Nella sala al primo piano, coperta da volte a crociera ti tipo
lombardo, campeggia un grande trittico meritevole di restauro;
i pavimenti appaiono ampiamente rifatti, certamente per meglio
adeguarli alle esigenze di una dimora signorile. A destra,
colpisce la presenza di una stufa in maiolica mentre a
sinistra si entra nella sala circolare della torre dove
pavimenti e pareti denunciano ancor più chiaramente
manomissioni novecentesche che hanno trasformato in alcova una
grande nicchia ricavata nello spessore murario e in uno
"scrittoio" ben illuminato il vano di una delle finestre di
guardia.
L'edificio si compone di un altro piano, chiuso al pubblico
perchè ospita il Centro Meteo Mursia
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